Apple accusata di essere in combutta col governo cinese


May 25, 2021

Un'inchiesta del New York Times ha scoperto che Cupertino conserva i dati dagli utenti cinesi mettendoli a disposizione, se necessario, del governo di Pechino. Inoltre dall'App Store della Cina sono sparite 55mila applicazioni, molte delle quali su diretta richiesta del regime.

Mentre in tutto il mondo Apple si fa vanto della protezione della privacy dei propri utenti, parlando inclusione e diversità come valori marchiati a fuoco nell’animo dell’azienda di Cupertino, un’inchiesta del New York Times ha mostrato che l’azienda della Mela sembra disposta a chiudere un occhio su tutto questo in Cina. Il Nyt ha visionato documenti esclusivi e parlato con 17 dipendenti di Apple, mostrando al mondo fino a che punto si è spinto Tim Cook pur di fare affari con la Cina.

Apple, infatti, sta archiviando i dati degli user cinesi all’interno dei suoi colossali data center in Cina. Anche se l’azienda ha affermato di non aver “mai compromesso la sicurezza” dei suoi utenti e dei loro dati, archiviando i dati sul suolo cinese la società di fatto, scrive il Times, starebbe consegnando le chiavi dei suoi database al governo di Pechino che per legge potrebbe decidere di sbirciare da un momento all’altro tra i terabyte di dati archiviati. Secondo gli esperti, ospitando i dati crittografati nei server all’interno del paese, Apple starebbe “giocando secondo le regole cinesi”.

Apple, infatti, oltre a offrire su un piatto d’argento i dati al governo di Pechino, asseconderebbe anche la censura di quest’ultimo nella versione cinese del suo App Store, nascondendo le applicazioni scomode al regime comunista di Xi Jinping. Non si parla di una manciata di app, sottolinea il New York Times: dal 2017 l’azienda ne ha eliminate 55mila. Inoltre tra giungo 2018 e giugno 2020, Apple ha approvato il 91% delle richieste provenienti dal governo pechinese rimuovendo, in quell’intervallo di tempo, 1.217 app.

Come se non bastasse, dal 2017, Apple ha cancellato 600 app di notizie e informazione. La società di Cupertino però afferma di averne eliminate soltanto 70 perché, come spiega il Nyt, Cupertino conteggia solo quelle fatte sparire in seguito alla richiesta del governo e non “quelle che rimuove prima ancora che i censori di internet cinesi riescano a protestare”.

Questo accordo tra il governo di Pechino e Apple permette all’azienda di Cupertino di produrre quasi la totalità dei suoi prodotti in Cina e di guadagnare un quinto dei suoi profitti globali grazie alle vendite dei suoi prodotti nella nazione. In cambio la mela chiude un occhio su censura, privacy e diritti diventando un utile ingranaggio del governo cinese.

                                           

wired                                                   

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