Autotrasporto e Green Pass, il rischio di una ‘tempesta perfetta’


September 23, 2021

Conftrasporto chiede “uniformità di trattamento e deroghe”, ricordando il problema della carenza di autisti.

L’introduzione del Green Pass obbligatorio anche per i lavoratori del privato come del pubblico impiego scuote anche il mondo dell’autotrasporto, già alle prese con l’annosa – e tornata prepotentemente d’attualità nelle ultime settimane – questione della carenza degli autisti.

Conftrasporto-Confcommercio, ad esempio, fa sapere di avere in atto un confronto sul tema con il MIMS, Ministero delle Infrastrutture e delle Mobilità Sostenibili, e, per quanto la misura venga “accolta con favore”, evidenza anche “alcune criticità sulla concreta estensione del Green Pass ai lavoratori della logistica e dell’autotrasporto, in particolare a quelli stranieri, componente numericamente rilevante e in molti casi preponderante”.

Conftrasporto ha dettagliato tre diverse soluzioni. In primis viene chiesto di riconoscere il Green Pass per gli autisti stranieri che lavorano per le imprese italiane e che si sono vaccinati a casa loro (anche con vaccini oggi non riconosciuti in Italia). Inoltre, si propone di garantire che il certificato verde venga effettivamente esteso agli autisti di imprese straniere che operano in Italia, evitando così di creare trattamenti differenziati con le imprese italiane. Infine, la richiesta è quella di prevedere “una qualche forma di deroga per gli autisti sprovvisti di green pass al 15 ottobre. Questa misura sarebbe coerente con quanto già fatto nei provvedimenti passati, che hanno riconosciuto una specificità all’autotrasporto poiché indispensabile a garantire l’approvvigionamento di prodotti fondamentali per i cittadini e la continuità delle attività economiche. La deroga potrebbe essere attuata prevedendo tutte le misure di tutela in termini di distanziamento e DPI necessarie e subordinandola al vincolo per l’autista di rimanere in cabina nelle fasi di interazione con altri lavoratori (in particolare nelle operazioni di carico/scarico)”. 

“L’ultimo punto - spiega Conftrasporto - nasce dalla forte preoccupazione che l’attuale carenza di autisti, l’alta percentuale di non vaccinati nel comparto (come confermerebbe una prima indagine qualitativa) e l’oggettiva impossibilità di procedere al tampone rispettando modalità e tempi dell’attività lavorativa, possano produrre una tempesta perfetta sulle imprese di autotrasporto, che si troverebbero impossibilitate a garantire i servizi, con conseguenze su tutto il sistema italiano”.

Sul tema si rincorrono le voci di un possibile fermo ‘selvaggio’ dell’autotrasporto lunedì prossimo, 27 settembre. Ipotesi che non piace a Cinzia Franchini, portavoce dell’associazione Ruote Libere: “Dal punto di vista tecnico sorprende che ad annunciare questa protesta sui social siano per lo più alcuni autisti e non i titolari delle aziende – le sue parole - questo significa che una eventuale mobilitazione faticherebbe ad essere definita formalmente come 'fermo dell'autotrasporto'. Chi intende perseguire forme di protesta caratterizzate da toni che istigano inconsapevoli e sofferenti imprenditori a manifestazioni violente, va condannato perché espone la nostra categoria ad un attacco ingiustificato. Noi non cadiamo in questo tranello e nella evanescente illusione di poter far valere diritti in questo modo. Non solo, è dal punto di vista del merito che questa manifestazione va bocciata senza indugio alcuno, a rischio di apparire impopolari, un rischio che del resto è possibile smontare con alcune semplici argomentazioni".

Secondo Franchini, “il settore dell'autotrasporto è da anni gravato da problemi enormi, piegato da una normativa barocca, spesso inapplicabile e inapplicata, da una concorrenza selvaggia e da interessi di mondi economici che lungi dal rappresentare le istanze del settore mirano esclusivamente alla propria auto-sopravvivenza. Ebbene, se vogliamo proclamare davvero un fermo dell'autotrasporto dobbiamo farlo unendo le forze e per battaglie che riguardano i diritti da troppo tempo calpestati di questa categoria. Sventolare questo strumento significa lasciarsi strumentalizzare sull'altare di logiche che nulla hanno a che vedere coi problemi atavici che riguardano gli autotrasportatori. Le posizioni di critica o di sostegno alla norma sul passaporto sanitario, entrambe legittime, riguardano l'intero Paese e non una specifica categoria di lavoratori e sarebbe sbagliato far coincidere la frustrazione sacrosanta per lo stato in cui è stato ridotto il settore del trasporto merci con un tema così generale”.

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Ruotelibere

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