Coronavirus, emergenza liquidità per le Pmi: per salvare il sistema servono 15 miliardi nei prossimi tre mesi


marzo 23, 2020

L’emergenza sanitaria, per le piccole e medie imprese, si sta trasformando in un’emergenza di liquidità che rischia di mandare al tappeto la spina dorsale dell’economia italiana: nei prossimi tre mesi alle Pmi tricolori serviranno 15 miliardi di euro. E’ quanto stima l’Osservatorio sul Working Capital realizzato da Cribis e Workinvoice secondo cui l’impatto della pandemia sul capitale circolante oscillerà tra 10 e 19 miliardi di euro su un totale di 342 miliardi di crediti e debiti commerciali: lo stop alle attività economiche del Paese causerà un forte ritardo nei tempi d’incasso e di pagamento delle fatture. Secondo Crif, il fabbisogno complessivo per l’intero 2020 – inclusi i rimborsi del debito finanziario in scadenza e gli investimenti – potrebbe arrivare a 45 miliardi. E quasi il 50% di questa cifra riguarderà le imprese di Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna: le regioni più colpite dall’emergenza sanitaria.

Le simulazioni effettuate hanno quindi valutato l’effetto di un allungamento fino a 20 giorni dei tempi di incasso su 190 miliardi di euro di crediti commerciali complessivi e di 10 giorni su 152 miliardi di euro di debiti verso fornitori.L’impatto stimato indica quindi un aumento dei crediti compreso tra 30 e 41 miliardi e tra 10 e 19 miliardi per il capitale circolante netto. “I nostri clienti – commenta Marco Preti, amministratore delegato di Cribis – stanno già registrando i primi segnali di ritardi in aumento rispetto ai termini concordati e possiamo ragionevolmente attenderci un peggioramento nei prossimi due mesi”.

A complicare la situazione è un calo del fatturato che gli esperti dell’Osservatorio Cribis Workinvoice ipotizzano – per i prossimi 3 mesi – nell’ordine del 75%: di conseguenza, l’aumento del capitale circolante netto da finanziare scenderebbe a 14,7 miliardi (un crollo dei ricavi del genere non può che essere accompagnato da ulteriori ritardi nei tempi di incasso e pagamento). “La compressione degli stock – si legge nell’Osservatorio – potrà alleviare solo temporaneamente la situazione ma si prevede che le scorte debbano essere ricostituite nei mesi successivi”. Di certo tutti gli scenari possibili vedono aumentare l’esigenza di liquidità delle aziende, schiacciate dall’aumento dei tempi di incasso, insieme a una non proporzionale compensazione dei tempi di pagamento verso i fornitori e una probabile riduzione del fatturato.

“Le misure per compensare un’improvvisa carenza di liquidità nel sistema delle Pmi – sottolinea Fabio Bolognini, co-founder di Workinvoice – vanno prese rapidamente, perché gli effetti possono essere molto veloci e alcune imprese sono più vulnerabili. La moratoria sulle rate dei mutui, ad esempio, aiuta sicuramente, ma non risolve il problema urgente del capitale circolante che in molte imprese si dilaterà nei prossimi due mesi. Il ricorso alla cessione dei crediti su piattaforme digitali che in questo momento operano al 100% in smart working può far parte delle soluzioni da attivare.”

Più si allunga l’orizzonte temporale, più si complica la situazione. Se il 55% delle Pmi analizzate da Crif  è in grado di fronteggiare l’emergenza per almeno 12 mesi grazie a un indebitamento quasi nullo o ampie disponibilità di cassa; c’è un 37% del campione che parte da situazioni di liquidità già delicate e un altro 7% che non ha quasi margini di manovra. Queste ultime, secondo le stime di Crif Ratings, avranno bisogno di 60 miliardi di liquidità per l’intero 2020 e solo un 25% circa potrà essere coperto dai flussi del 2020.

Per gli esperi, la principale leva d’azione per generare cassa nel breve termine, specie per le aziende operanti in settori ad elevata intensità di capitale, sarà legata al contenimento degli investimenti. A costo di aver forti ricadute sul futuro. “Purtroppo la velocità con cui la liquidità immessa nel sistema finanziario raggiunge le Pmi non è immediata” chiosa Marco Bonsanto, associate director di Crif Ratings

Fonte: business

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