Ripresa post-crisi, le proposte di 6 paesi europei


October 10, 2020

Una svolta verde per rinnovare l’economia in un’ottica sostenibile. È questo ciò che ci si attende dai dei piani di rilancio dei paesi europei.

Rilanciare l’economia e sostenere la transizione ecologica, digitale e sociale con una svolta verde è l’ambizioso piano europeo per uscire dalla crisi del Covid-19. Sul tavolo ci sono 750 miliardi di euro per il programma Next Generation Eu e 1.074,3 miliardi nel quadro del finanziamento pluriennale (2021-2027). In totale, dunque, sono stati stanziati 1824,3 miliardi. Una cifra astronomica, pari a quasi un terzo dell’intera spesa pubblica dei 28 paesi dell’Unione. Forte del Green Deal, l’accordo strategico di indirizzo economico presentato lo scorso 11 dicembre, una quota rilevante del budget, il 37 per cento, sarà impiegata esclusivamente per la decarbonizzazione. Ben 675 miliardi dunque dovranno finanziare progetti come l’infrastruttura per l’auto elettrica, impianti ad idrogeno, efficientamento degli edifici, innovazione, ricerca e sviluppo, transizione industriale verso l’economia circolare.

I Piani nazionali per la ripresa dell’economia e la resilienza in Europa

Per attingere a tali stanziamenti, però, gli Stati devono presentare dei piani cogenti per la ripresa e la resilienza del sistema economico e progetti concreti da finanziare. In particolare per ricevere i 750 miliardi, entro l’anno vanno stilati i Piani nazionali per la ripresa e la resilienza (Pnrr), dei documenti di indirizzo dettagliati. Vari Stati sono già in fase avanzata, mentre l’Italia dovrebbe presentare la prima bozza entro il 15 ottobre, dopo di che inizierà il negoziato con la Commissione europea, dato che i piani devono essere approvati a livello comunitario per poter erogare i fondi. Lifegate ha analizzato Paese per Paese i Pnrr, per capire come sono strutturati i piani e dove andranno i soldi legati alla transizione verde.

Italia

Il nostro paese ha tempo fino al 15 ottobre per chiudere una bozza del Pnrr, da presentare alla Commissione per accedere a ben 209 miliardi attraverso Eu Next Gen. Dopo aver illustrato il 15 settembre le linee guida del Piano, che includono 3 assi strategici (modernizzazione del Paese, inclusione sociale, territoriale e parità di genere, transizione ecologica) ora è il momento di realizzare il programma di rilancio dell’economia. Ben 77,3 miliardi dovranno essere spesi per la decarbonizzazione, un impegno ribadito anche nel documento Al momento il governo ha una rosa di 530 progetti da cui scegliere a cui piano piano si vanno ad aggiungere le raccomandazioni dei ministeri (il Mise avrebbe definito una prima bozza di proposte con una lunga lista di progetti green, dall’idrogeno a 5,5 miliardi per l’economia circolare), dalle imprese e dei territori (città e regioni), che dovranno seguire le indicazioni.

Nel calderone delle proposte c’è di tutto: le infrastrutture per una graduale de-carbonizzazione nei trasporti, i piani di forestazione urbana e rurale per limitare i rischi idrogeologici; gli investimenti in economia circolare partendo da rifiuti e fonti rinnovabili; gestione integrata del ciclo delle acque; fiscalità di vantaggio per le imprese sostenibili; sostegno alla transizione ecologica per l’agricoltura, l’industria e la siderurgia (Taranto e il Sulcis iglesiente, da sostenere con i 700 milioni del Just Transition mechanism). “La preoccupazione per il nostro Paese che il Pnrr non sia sufficientemente ambizioso e non si concretizzi con un piano di sviluppo industriale cogente. Il Pniec su cui le linee guida si basano è uno strumento non in linea assolutamente con l’obiettivo -55 per cento di riduzione emissioni annunciato dalla Commissione”, commenta Serena Giacomin, presidente di Italian Climate Network.

Spagna

Mentre Madrid torna a fare i conti con la pandemia e un possibile nuovo lockdown, la bozza del piano circola già dall’estate, ma non è stato ancora annunciato nulla. La Moncloa ha disposto un piano nazionale da 150 miliardi, su cui però non si riesce a trovare una quadra politica. Il Paese infatti è uno dei più colpiti dalla crisi e avrebbe bisogno dei soldi per coprire i meccanismi di assistenza sociale. È probabile che riceverà circa 70 miliardi da, Next Generation Eu, di cui 25,9 dovrebbero essere investiti in progetti green. Il governo di Sanchez punta tutto sulla mobilità (vista la crisi nera del settore automobilistico spagnolo). Con il Plan Moves si sono già mobilitati 100 milioni per i veicoli elettrici e molti di più arriveranno con i fondi comunitari, mentre una quota importante sarà usata per rivitalizzare la Tav spagnola, estremamente inefficiente.

Per l’energia esiste un Plan nacional integrado de energía y clima (Pniec) 2021-2030 per potenziare la produzione da rinnovabili e l’efficientamento energetico. Ad oggi però il piano ha concentrato la strategia su investimenti privati, che non si sono mai manifestati. I fondi pubblici, specie se concentrati su ricerca e sviluppo, e ritorno dei cervelli (la Spagna ha subito un brain drain ancora più sostenuto che l’Italia): un rientro potrebbe fare da leva per accelerare la messa a terra del Pniec. A patto che il governo sappia disegnare un piano cogente. L’economia iberica ha perso il 18,5 per cento e individuare un piano realmente efficace è fondamentale. In un’intervista anonima a Reuters, numerosi funzionari di stato hanno ribadito che il governo Sanchez non ha assolutamente chiari quali possano essere i progetti da finanziare. Il settore più colpito è il turismo. Eppure mancano completamente le riflessioni per usare i fondi come un’opportunità per passare ad un turismo maggiormente circolare e sostenibile.

Francia

Emmanuel Macron ha puntato tutto su un Pnrr ecoló-industrielle da 100 miliardi di euro, France Relance, che finanzierà al 40 per cento con tramite il Next Generation Eu. 30 miliardi andranno per la green economy, secondo l’ottica industrialista del presidente liberista. Il governo francese considera infatti il sostegno ai viaggi aerei e al nucleare come “verde”, e in effetti i 2,6 miliardi di miliardi di sostegno precedentemente annunciati ai settori dell’aviazione e dell’automobile sono contabilizzati nel piano France Relance, come parte dei 30 miliardi per l'”ecologia”. Si salva il maxi-piano per l’efficientamento degli edifici da 6,7 miliardi (di cui due terzi all’edilizia pubblica e un fondo da 200 milioni di euro per l’ammodernamento delle imprese edili).

Accanto ai soldi per Air France e biocarburanti nel piano sono elencati 4,7 miliardi di euro a sostegno alla Sncf (le ferrovie francesi), per gli investimenti nel trasporto merci, nelle linee brevi, nei treni notturni e nel rinnovamento della rete. “Solo” 1,9 miliardi per il cambio del parco auto (a sostegno dei veicoli elettrici di Renault e Peugeot), e 1,2 miliardi per la mobilità quotidiana (biciclette e trasporti pubblici). Per l’energia la fa da padrone l’idrogeno (2 miliardi) che sarà prodotto da rinnovabili, che prende sussidi quattro volte tanto rispetto il nucleare. Briciole per l’economia circolare: 500 milioni per un piano non meglio precisato. Spazio infine anche per la decarbonizzazione del settore agricolo, che rimane sempre rilevante nell’economia francese: 300 milioni di euro per promuovere l’agricoltura biologica (e sostenibile); 300 milioni per modernizzare i macelli, per l’allevamento all’aperto, il benessere degli animali. “Un piano in linea con quello tedesco e con la visione della Commissione europea”, commenta Sébastien Treyer, direttore del think tank Iddri“che ribadisce come la transizione ecologica sia un orizzonte di sviluppo. Un piano strutturato è meglio di una serie di sostegni a pioggia alle aziende, è un segnale a lungo termine”.

Meno entusiasta il mondo ecologista. “Serve un piano almeno decennale – commenta il deputato Mathieu Orphelin, fuoriuscito da En Marche per fondare il piccolo partito verde Écologie, Démocratie, Solidarité – e due anni soli non bastano”. Per Jean Baptiste Lebrun, del Cler – Réseau pour la transition énergétique – “il piano contiene alcuni passi nella giusta direzione, ma questo è ancora insufficiente in termini di importi, durata e precise modalità di attuazione. Per trasformarlo in nuovo slancio, sarà necessario allo stesso tempo adeguarsi rendendo veramente efficaci investimenti, e soprattutto prepararsi ad accelerare e amplificare i passi successivi”.

Germania

Berlino ha approvato già il 3 giugno un piano di recupero per la propria economia da 130 miliardi di euro, di cui quasi 50 miliardi intestati per la “ripresa verde”. È il più coraggioso in assoluto, una dimostrazione della visione della cancelliera Angela Merkel. “Il pacchetto di stimolo non può avere solo elementi classici, ma deve includere anche elementi legati al futuro”, ha commentato in conferenza stampa, ricordando l’urgenza della sfida climatica. Nella lunga serie di misure per la decarbonizzazione colpiscono gli investimenti nell’idrogeno verde, ben 9 miliardi di euro, un segnale chiaro sul destino di lungo termine di questa forma di combustibile.

Il piano tedesco fissa un obiettivo di 5 gigawatt di capacità di elettrolisi entro il 2030, che equivale a 14 terawattora di produzione di idrogeno all’anno tutto realizzato usando energie rinnovabili. Altri 5 gigawatt di capacità dell’elettrolizzatore sono previsti per il 2035-40. Attesa invece la misura per spingere sulla transizione verso i veicoli elettrici e sostenere l’industria automobilistica tedesca: raddoppio temporaneo del bonus per veicoli elettrici, auto plug-in e ibride (da 3 a 6mila euro), per un totale di 2,2 miliardi di euro, investimenti in infrastrutture di ricarica e ricerca in mobilità elettrica e batterie (2,5 miliardi di euro), tassa sui veicoli ad alte emissioni, e 2 miliardi di euro per investimenti in nuove tecnologie e innovazioni per case automobilistiche e fornitori.

Al contrario di Francia e Italia, la Germania non punta sull’efficientamento degli edifici, ma rafforza ulteriormente la già ottima rete ferroviaria (5 miliardi alla compagnia nazionale Deutsche Bahn) e il trasporto pubblico (2,5 miliardi per tamponare le perdite dovute allo stop degli utenti per paura del coronavirus). Avanti tutta sulle rinnovabili (che serviranno anche per l’idrogeno, riducendo così la dipendenza dal gas russo), portando l’eolico offshore da 15 a 20 gigawatt entro il 2030. Poco apprezzato dagli ecologisti il mega fondo da 9 miliardi per salvare Lufthansa dal fallimento (che al momento non sta rimborsando nemmeno i clienti a cui i voli sono stati cancellati), al quale non sono state allegate rigide condizionalità ambientali. Le reazioni dal mondo industriale e ambientalista sono state generalmente favorevoli.

Secondo Christian Noll, amministratore delegato della Deutsche Unternehmensinitiative Energieeffizienz, l’iniziativa dell’industria tedesca per l’efficienza energetica, “il pacchetto di stimolo è il primo passo di una maratona verso una ripresa economica veramente sostenibile. Tuttavia, mancano misure più specifiche per quanto riguarda il miglioramento dell’efficienza energetica nel settore industriale o la finanza verde. Pertanto, è necessario prestare attenzione ai dettagli al fine di garantire che l’azione per il clima e la ripresa economica siano interconnesse in modo ottimale”.

Polonia

La Polonia beneficerà di 160 miliardi di euro del pacchetto di ripresa post-pandemiadell’Ue. Un importante risultato per il premier polacco Mateusz Morawiecki. Ma ben poco andrà probabilmente in progetti per la decarbonizzazione, nonostante il chiaro vincolo del fondo. Robert Tomaszewski, analista presso il think tank Polityka Insight con sede a Varsavia, avverte di come la vittoria per il governo ultraconservatore polacco sia stata “totale” ma che in questo modo “sta perdendo capitale diplomatico” resistendo agli impegni sul clima in Europa.

“Lungi dall’uscire dal carbone, il ministro polacco per i Beni statali ha annunciato piani per creare una riserva strategica di 33 milioni di dollari di carbon fossile, sostenendo che il settore per l’estrazione del carbone si trovi in una “crisi molto grave”. A complicare i piani di Varsavia, che potrebbe non ricevere una fetta importante dei fondi europei, è l’annuncio della Von der Leyen di voler portare gli impegni per il taglio emissioni al 60 per cento, un obiettivo che renderà ancora più difficile la transizione energetica per la Polonia, saldamente attaccata all’industria carbonifera.

Il governo intanto, in attesa di presentare il proprio piano Pnrr, traballa per una legge sul benessere animale e gli animali da pelliccia. Il disegno legge presentato da Jarosław Kaczyński, il potente segretario del PiS, il Partito di destra Ordine e Giustiza, ha aperto un’importante frattura nel governo. Kaczyński, notoriamente un grande amante dei gatti, ha usato la legge per puntare a indire nuove elezioni, cercando di rafforzare la sua sponda anti-europeista e ampliando la sua base elettorale agli animalisti (molto forti in Polonia ma non necessariamente ecologisti, anzi spesso vicini a frange dell’estrema destra). Ma la mossa potrebbe ritorcersi contro.

Portogallo

L’opportunità per il Portogallo di riprendersi dalla crisi (12 per cento) passa per i 26 miliardi di finanziamenti europei, circa il 13 per cento del prodotto interno lordo lusitano, di cui 15,3 in grant e il restante in prestiti. Il governo di António Costa Silva ha presentato la bozza del “Visão Estratégica para o plano de recuperação económica e social de Portugal 2020-2030”, il Pnrr lusitano che a breve dovrebbe essere approvato in Parlamento. Tra gli strumenti per aumentare la capitalizzazione delle imprese e il rilancio occupazionale il piano istituisce una “Banca Verde”, per favorire gli investimenti e coordinare i diversi fondi ambientali disponibili, portoghesi e internazionali, da istituirsi all’interno di un Fondo per la promozione economica.

Interessante la proposta di defiscalizzare il lavoro, aumentando le accise sull’inquinamento e sull’uso intensivo di materie prime e risorse. Sempre nel segmento finanziario si ribadisce il ruolo dei Green bonds per sostenere il rilancio del settore energetico delle rinnovabili. Senza cifre specifiche, il piano elenca una serie di attività sui territori: riforestazione, lotta alla desertificazione, restauro degli ecosistemi, piano paesaggistico, agricoltura sostenibile. Sebbene idealmente molto interessante, il documento rimane estremamente generico, e molto dipenderà dall’attuazione del piano. Bruxelles potrebbe volere di più, richiedendo magari degli obiettivi e benchmark, come fatto invece estremamente bene dal piano Marcon, quello meglio confezionato e comunicato di tutti.

                                         sicurezza ambientale

lifegate

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