Una ditta su 10 è di stranieri


August 16, 2021

I dati di Unioncamere / InfoCamere. Il 10,5% delle imprese oggi registrate alla Camera di Commercio sono state fondate e vengono gestite da stranieri immigrati. Sono una parte strutturalmente significativa del tessuto imprenditoriale nazionale.

Sono gli stranieri a dare una robusta mano alla nostra economia. Con le loro imprese stanno creando occupazione, comprando materie prime, realizzando prodotti, generando Iva: lo dicono i numeri di Unioncamere e InfoCamere con la radiografia periodica delle imprese nel Lazio ed in Italia. Quei numeri dicono che le imprese create dagli immigrati in Italia hanno ripreso a lavorare e si stanno lasciando alle spalle con rapidità la parentesi del Covid.

Stranieri oltre la pandemia

La radiografia dei primi sei mesi del 2021 dice che le imprese create dagli immigrati hanno ripreso slancio e supera i livelli pre-pandemia. Tra gennaio e giugno sono state più le nuove imprese aperte da stranieri di quelle che hanno chiuso i battenti. La differenza tra i due dati genera un saldo di +16.197 unità.

È un dato nettamente più elevato del corrispondente periodo del 2020, fortemente influenzato dal lockdown. Numeri più alti anche del primo semestre 2019, quando l’incremento netto delle imprese aperte da stranieri fu +10.205 unità. 

Al di là della pandemia c’è un dato con il quale non si può evitare di confrontarsi: nel complesso oggi il 10,5% del delle imprese registrate alla Camera di Commercio sono state fondate e vengono gestite da stranieri immigrati. Il fenomeno dell’imprenditoria straniera rappresenta una parte strutturalmente significativa del tessuto imprenditoriale nazionale.

Il fenomeno è più marcato nelle regioni dove c’è un forte settore manifatturiero. In valore assoluto, la terra di elezione dell’imprenditoria straniera è la Lombardia, dove hanno sede 124.603 imprese guidate da persone nate fuori dei confini nazionali. Il Lazio è al secondo posto ma a molta distanza con 81.938 imprese. Poi c’è la Toscana (58.937).

La graduatoria cambia se invece di considerare i numeri assoluti teniamo conto delle percentuali. Al primo posto c’è la Toscana dove le imprese create da stranieri sono il 14,4% del totale iscritto alla Camera di Commercio. Poi c’è la Liguria (14,3% e la Lombardia (13%. Mentre in coda alla classifica ci sono la Basilicata (3,9%, la Valle d’Aosta e la Sicilia (6,1)%.

Che imprese sono?

I numeri dicono che nella maggior parte dei casi si tratta di micro imprese. Tre attività di stranieri su quattro opera nella forma più semplice: la ditta individuale. Sono per lo più commercianti, manutentori, piccoli artigiani. Per la precisione si tratta di 484.888 imprese, il 75,8% del totale.

Un consistente numero ha scelto la forma della società di capitale: sono 105.298, il 16,5%.

In quali settori operano? Le attività più praticate sono il Commercio al dettaglio (160.415 imprese), lavori di costruzione specializzati (123.225), ristorazione (49.339).

Però il maggior numero di addetti si registra nelle attività della confezione di articoli di abbigliamento. Lì sono 17.039 le imprese registrate alla fine del giugno scorso e rappresentavano il 33% di tutto il comparto a livello nazionale.

Guardando alle sole imprese individuali (le uniche per le quali sia possibile associare la nazionalità partendo dal Paese di nascita del titolare), tra i primi dieci Paesi di provenienza i dati del I semestre 2021 segnalano l’arretramento (seppur lieve) di alcune nazionalità storiche. Scendono gli imprenditori arrivati dal Marocco (comunque stabilmente al primo posto quanto a imprese registrate: oltre 63mila, il 12,9% del totale delle imprese individuali straniere), dalla Cina e dal Bangladesh.

Salgono Romania (che consolida il suo secondo posto con 53.079 unità, il 10,8% del totale), Albania e Pakistan.

                                               sicurezza sul lavoro

alessioporcu

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