Coronavirus, contagi ancora su, timori per i nuovi focolai. Il Tar boccia il respingimento degli americani


July 05, 2020

Loro lo avevano specificato subito: «Non siamo qui soltanto per fare alcuni giorni di vacanze. Uno di noi deve fare un sopralluogo perché vorrebbe acquisire un’azienda». Eppure, la Polizia di frontiera era stata irremovibile: «I cittadini americani non possono entrare nel territorio italiano. Lo prevedono le nuove disposizioni del Ministero della Salute». Da Cagliari il caso degli 11 americani bloccati per 12 ore su un aereo privato e poi respinti ha fatto subito il giro del mondo. Persino sulle colonne del New York Times: il primo incidente diplomatico da quando l’Unione europea ha riaperto i propri confini con 15 Stati extra-Schengen, escludendone alcuni come gli Usa, la Russia e il Brasile. La ragione era chiara: troppo alto il rischio di creare nuovi focolai con l’. Il jet con gli americani diretti in Sardegna, un po’ per vacanza e un po’ per lavoro, era già in viaggio e all’atterraggio c’era stata la brutta sorpresa: «Alt, qui non si entra». Una trattativa lunghissima non era bastata a smuovere i funzionari della frontiera, ma a distanza di 48 ore a dirimere la controversia ci hanno pensato i giudici del Tar: «Quei cittadini, anche se americani, non potevano essere respinti. Avevano il diritto di entrare in Italia».

Il provvedimento d’urgenza emesso ieri dal Tar di Cagliari è di poche righe e in parte smantella il divieto di far entrare i cittadini americani nel territorio italiano. E lo fa sulla base di un’altra decisione presa dallo stesso governo, quel Dpcm dell’11 giugno, che continua a escludere le esigenze lavorative da tutti i tipi di divieti. E nel caso degli americani arrivati col jet privato a Cagliari, tra cui diversi bambini, c’era un presupposto essenziale che non si doveva ignorare: non era una semplice vacanza per ricchi in una delle località balneari del Sud Sardegna, perché in quella trasferta c’erano anche questioni di affari. E nel ricorso d’urgenza lo hanno spiegato molto bene gli avvocati Corrado Maxia e Marco Porcu: «Il 30 giugno era scaduto l’ultimo Dpcm e la nuova ordinanza del Ministero della Salute si è creata una situazione di caos. Il Tar ha affermato il diritto dei cittadini americani ad entrare nel nostro territorio».

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In Italia nel frattempo si registra qualche nuova preoccupazione proprio sul frontedei contagi. c’è un dato che tiene gli epidemiologi (e anche i governatori) con il fiato sospeso: per il terzo giorno consecutivo i nuovi contagi da coronavirus superano quota 200. Ieri erano 235, venerdì 223 e giovedì 201. La pressione sugli ospedali si riduce ancora, ma c’è qualcosa di cui preoccuparsi. Lombardia, Lazio, Veneto, Piemonte ed Emilia sono le regioni sotto osservazione e sono anche le zone d’Italia dove si rischia che scattino nuovi provvedimenti restrittivi. I governatori procedono in ordine sparso: ognuno faquello che può e per ogni nuovo cluster scatta una zona rossa. Una regia nazionale al momento non c’è e i provvedimenti variano a seconda delle regioni. Toscana e Veneto si attrezzano per prime per fronteggiare le nuove emergenze. E da domani entrano in vigore le nuove ordinanze. 

la stampa

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