Inizia la partita per il Quirinale, con il rischio franchi tiratori dietro l'angolo


November 07, 2021

Entra nel vivo la partita per il post Mattarella. Dopo sette anni al Quirinale, il 3 febbraio 2022 scadrà ufficialmente il mandato dell'attuale presidente della Repubblica che, al netto di colpi di scena, si è reso indisponibile per un bis. In cima alla lista delle possibili personalità per il Colle c'è il presidente del Consiglio, Mario Draghi, ma a tre mesi dall'elezione fra i partiti è già iniziata la gara del totonome e dopo l'affossamento del ddl Zan in Senato aleggia, ancora una volta, lo spettro dei franchi tiratori.

Con l'affossamento del Ddl Zan tornano i franchi tiratori

Il voto in Senato che ha messo la parola fine all’approvazione del ddl Zan (la legge che avrebbe dovuto punire l'omotransfobia e che porta il nome del suo primo firmatario, il deputato Pd Alessandro Zan) ha accesso forti tensioni e uno scambio di accuse tra Pd, M5S e Italia Viva di Matteo Renzi. Quest'ultimo è additato come "padre" dei franchi tiratori che hanno affossato la legge nel segreto dell'urna. Il motivo? Mandare un segnale e ammiccare al centrodestra in modo tale da trovare un nuovo posizionamento in area centrista e per muovere le pedine nello scacchiere dell'elezione del nuovo presidente della Repubblica. Accuse che Renzi ha rispedito al mittente, ma nell'area del centrosinistra ormai è il caos.

Chi sono i franchi tiratori: il precedente di Prodi

Ma chi sono i franchi tiratori? Nel gergo politico sono coloro che nel segreto dell'urna, votano in dissenso con il proprio gruppo parlamentare o partito. Si tratta di una pratica che si verifica soprattutto nelle varie elezioni del presidente della Repubblica e la più eclatante fu la vicenda di Romano Prodi che nel 2013 fu vittima di 101 franchi tiratori. La proposta di eleggere l'ex premier arrivò dall'allora segretario dem Pierluigi Bersani dopo che era stato bruciato il nome di Franco Marini, che sulla carta aveva ampio consenso tra Forza Italia e Pd, e fu accolta di buon grado dal partito. Ma, alla prova dei fatti, allo scrutinio della quarta votazione ebbe una defezione di ben 101 voti. La vicenda provocò un terremoto all'interno del partito e le dimissioni di Pierluigi Bersani da segretario del Pd.

La strada di Draghi al Quirinale, Mattarella esclude un bis

La maggioranza dei partiti vede come successore naturale di Mattarella il premier Mario Draghi, che in realtà non si è mai espresso a favore di questa possibilità. La politica si troverebbe però davanti a un bivio perché la scelta potrebbe aprire la strada a elezioni anticipate, dato che il mandato naturale di Draghi come presidente del Consiglio scadrebbe nel 2023. Ma questa eventualità fa storcere il naso a molti parlamentari, visto che alle prossime elezioni molti di loro dovranno dire addio a una possibile rielezione dopo la legge che ne riduce drasticamente il numero. La soluzione quindi potrebbe essere un Mattarella bis con durata a scadenza: un anno, quando terminerà l'attuale legislatura. Questa opzione ha un solo e storico precedente, quello di Giorgio Napolitano. Proprio nel 2013, i partiti nel caos che avevano già bruciato l'elezione di Marini e Prodi e non riuscivano a trovare un accordo, 'costrinsero' l'allora 87enne Napolitano a un nuovo mandato, che durò due anni anziché i canonici sette. Ma il Capo dello Stato Mattarella ha già chiarito di non essere disposto a fare lo stesso quando, nella primavera del 2021, parlando con degli alunni di una scuola primaria romana disse: "Io sono vecchio, tra 8 mesi potrò riposarmi".

Iniziato il totonomi per la presidenza della Repubblica

Per non rinunciare a Mario Draghi come prossimo presidente della Repubblica, nome che accoglie ampio consenso all'interno del parlamento (che, ricordiamo, insieme ai grandi elettori deciderà chi sarà il nuovo inquilino del Colle), i partiti potrebbero iniziare a ragionare anche su una possibile manovra a Palazzo Chigi. L'ipotesi potrebbe essere quella di trovare una figura, magari all'interno della rosa dei ministri, da designare a premier per traghettare l'esecutivo fino al 2023, dodici mesi cruciali anche per mettere a terra le risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Oltre a quello di Draghi, un altro nome di peso per la massima carica dello Stato che circola da settimane per il Quirinale è quello dell'ex presidente del Consiglio e presidente di Forza Italia, Silvio Berlusconi. Ancora non è chiaro se si tratti di un progetto reale, che avvererebbe il sogno di Berlusconi, o se sia solo una tattica del centrodestra per creare scompiglio, con l'auspicio che, con lo spauracchio dei franchi tiratori, il centrosinistra approvi un altro nome purché non si tratti del Cavaliere, personalità altamente divisiva.

Altro papabile per la corsa al Colle, questa volta sul fronte centrosinistra, sarebbe Paolo Gentiloni: ex ministro degli Esteri, ex premier e attuale Commissario europeo all'Economia, troverebbe certamente molto consenso negli ambienti europei e internazionali. In ogni caso, tra voto segreto, franchi tiratori e accordi disattesi tra i partiti, l'elezione del Presidente della Repubblica ha abituato gli italiani ai colpi di scena.

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