Retromarcia caotica di Azzolina sugli asili, la ministra smentisce se stessa: “Possono aprire prima o dopo il 14 settembre”


August 11, 2020

Le scuole materne in Lombardia inizieranno il 7 settembre, ma solo grazie all’intervento degli assessori comunali e della Regione che hanno costretto la ministra Lucia Azzolina a chiarire l’ennesimo corto circuito tra governo centrale ed istituzioni locali. A dimostrazione di quanto sia stata e continui a essere improvvisata la gestione del coronavirus. Un serie di errori che si ripetono senza soluzione di continuità dal 31 gennaio scorso, quando fu decretato – nel silenzio totale – lo Stato d’emergenza. Con le scuole di ogni ordine e grado chiuse – in Lombardia – dalla fine di febbraio, non sono bastati sei mesi di tempo per organizzare e definire con certezza una riprese delle lezioni in presenza della fascia 3-6 anni. A complicare la situazione è la totale assenza di dialettica tra il ministero dell’istruzione e le Regioni con un incrocio di competenze che alimenta solo la confusione. Al punto che, ancora oggi, manca l’ordinanza definitiva.

A cavallo tra la fine di luglio e l’inizio di agosto, il comune di Milano aveva annunciato di essere riuscito a trovare un posto per i 3mila bambini inizialmente esclusi dalle graduatorie confermando anche che le lezioni sarebbero riprese il 7 settembre. Un orientamento condiviso – almeno all’inizio – anche dalla Regione che aveva dato indicazioni in tal senso. D’altra parte nel confuso federalismo italiano, l’educazione e la scuola sono di esclusiva competenza regionale solo per la fascia 0-3 anni; dalla scuola materna in poi la responsabilità è condivisa con lo Stato (fatta salva l’autonomia delle singole scuole che possono adattare alle loro esigenze il calendario scolastico, a patto di garantire il numero di giorni prestabilito, ndr).

A complicare la situazione è arrivata a fine luglio l’ordinanza ministeriale firmata da Lucia Azzolina che stabiliva “l’avvio delle lezioni per l’anno scolastico 2020/21 dal giorno 14 settembre 2020. La data prevista dall’ordinanza – si legge nel testo – vale per tutte le scuole dell’infanzia, del primo ciclo e del secondo ciclo di istruzione appartenenti al sistema nazionale di istruzione, compresi i Centri provinciali per l’Istruzione degli adulti, su tutto il territorio nazionale”.

Secondo la Regione l’atto del ministro “deroga anche l’attribuzione dell’ordinaria competenza delle Regioni in merito alla definizione del calendario scolastico. A fronte dunque di questo accentramento statale anche di competenze regionali nella gestione dell’emergenza Covid, la Delibera di Giunta con cui era stata disposta una diversa data di inizio della Scuola dell’infanzia risulta cedevole rispetto all’ordinanza ministeriale”. Tradotto: se per la partita dei 0-3 anni, la competenza era esclusivamente regionale; in questo caso la norma statale supera quella regionale.

Una situazione di stallo che ha sollevato le proteste degli operatori del settore, ma anche di assessori comunali così come di consiglieri regionali che hanno preso carta e penna per chiedere al governatore Attilio Fontana di intervenire. La risposta della Regione, però, è stata secca: “Non dipende da noi, decide il ministero”.

A questo punto è toccato alla ministra provare dipanare una matassa che lei stessa ha contribuito a ingarbugliare quando le soluzioni erano già pronte. E con una nota, Azzolina ha chiarito che “non c’è nessun impedimento: è del tutto possibile anticipare (o posticipare) l’avvio delle lezioni nelle scuole dell’infanzia rispetto alla data del 14 settembre. Le regioni possono farlo, è fra le loro competenze. La normativa è chiara e le regioni la conoscono”. Un passaggio che stride con la sua ordinanza di pochi giorni prima e che mostra come la scuola sia stata lasciata per mesi allo sbando.

“La gestione è stata un vero pasticcio. Da parte del ministero, ma anche da parte della Regione” dice Elisabetta Strada,consigliera regionale del gruppo Lombardi Civici Europeisti. Dal Pirellone, invece, rivendicano il merito di essere arrivati alla date del 7 settembre: “La precisazione su di chi sono le competenze del segmento 3-6 anni illustrata nella nota di Regione Lombardia diffusa ieri ha avuto il merito di sollecitare la nuova interpretazione sulla possibilità di derogare l’ordinanza”.

Tuttavia, resta ancora un nodo da sciogliere per far partire gli asili lombardi: gli uffici giuridici del Pirellone stanno cercando di capire se abbia ancora valore la delibera del governatore poi superata dall’ordinanza del ministero (smentita dal ministro stesso) o se sia necessario un altro intervento legislativo. La speranza è di trovare una soluzione prima di Ferragosto.

                                                   azzolina e riapertura scuole

businessinsider

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