Sanremo 2020 - Il monologo di Rula Jebreal

February 05, 2020 - 794 visualizzazioni

Il monologo di Rula Jebreal sulle donne è fortissimo (anche se un po’ retorico). Davanti a lei, due leggii, uno bianco e uno nero. “‘Lei, aveva la biancheria intima quella sera?’, ‘Si ricorda di aver cercato su internet di un anticoncezionale quella mattina?’, ‘Se le donne non vogliono essere devono smetterla di vestirsi da poco di buono’. Queste sono solo alcune le frasi e le domande fatte alle vittime di violenze sessuali nelle aule di tribunali. Domande insinuanti che sottolineano una verità amara e crudele. Noi donne non siamo mai innocenti. Perché abbiamo denunciato troppo tardi o troppo presto. Perché siamo troppo belle o persino troppo brutte. Perché eravamo troppo disinibite e ce la siamo voluta”. Cita La Cura, La Donna Cannone, Sally. “Le canzoni che ho citato stasera sono tutte scritte da uomini, tutte. E’ possibile trovare le parole giuste, è possibile raccontare l’amore, l’affetto e la cura (…) Adesso parlo agli uomini. Lasciateci quello che siamo e che vogliamo essere. Siete i nostri complici, i nostri compagni, indignatevi insieme a noi. Sono stata scelta stasera per celebrare la musica e le donne. Ma sono qui a parlare delle cose di cui è davvero necessario parlare. Ho messo il miglior vestito e in fondo il senso di tutto è nelle parole giuste. Domani chiedetevi come erano conduttrici di Sanremo. Ma che non si chieda come era vestita a una donna stuprata come era vestita quella notte. Che non si chieda mai più”. Lei si emoziona e si commuove. La platea si alza in piedi.

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