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Lavoro 2.0 Quali sono le sfide delle nuove generazioni

Lavoro 2.0 Quali sono le sfide delle nuove generazioni? Le nuove generazioni si lamentano tanto del lavoro: perché? 

Anzitutto, non è vero che si lamentano di più: tra gli anni Sessanta e Ottanta i lavoratori facevano grandi movimenti con lotte sindacali e movimenti; oggi non vediamo quello stesso tipo di organizzazione per cambiare lo stato delle cose, ma c’è molta sfiducia verso le istituzioni e in generale verso il mondo “adulto”.

Molti miei pazienti mi parlano del disagio che provano dovendo spiegare la propria situazione lavorativa. “Ma perché non ti trovi un bel posto fisso, magari nel pubblico…?” gli viene detto quasi ogni giorno ad alcuni. E il primo problema empirico è che il diritto al lavoro oggi è minato da una miriade di fattori complessi. Il lavoro è cambiato radicalmente, e per molti è un disastro. Certe volte devo far fare i conti, calcolatrice alla mano, a qualcuno che non riesce a vivere secondo le aspettative diffuse nella nostra società.

Banalmente, il costo della vita è aumentato tantissimo, e questa cosa ha dei risvolti terribili nella psiche delle persone. Le nuove generazioni, per avere casa, macchina, famiglia e cibo in tavola come hanno fatto i loro genitori prima, dovrebbero lavorare da 4 a 6 in più. Significa che per “comprare” la stessa vita delle generazioni precedenti si dovrebbe lavorare da 160 a 240 anni. Attenzione: “lavorare”, non “vivere” 160 o 240 anni. I giovani che si approcciano al lavoro non sono ansiosi, pretenziosi, schizzinosi o pigri: sono terrorizzati da questa prospettiva.

Lavoro 2.0 Quali sono le sfide delle nuove generazioni

Perché non riusciamo a essere felici del lavoro che abbiamo? 
Perché il lavoro significa retribuzione adeguata a uno sforzo. Altrimenti diventa volontariato, favore personale o schiavitù. Le definizioni dei termini sono importanti per capire le emozioni che emergono, e quando si parla di “lavoro” ma in realtà si intende un’altra di quelle tre categorie, sorgono conflitti.
Non si può chiedere a un laureato con specializzazione e master di aprirsi una partita iva per guadagnare due euro netti all’ora. Non si può pensare di pagare in “visibilità” o “formazione”. Perciò non ci si può stupire se i ragazzi preferiscono andarsene. Non ne parla più nessuno, ma c’è un esodo in corso, sono migliaia ogni anno i ragazzi con alta formazione che lasciano posti di lavoro anche importanti. E da noi chi rimarrà? Gli Youtuber?
Esiste una possibilità di vivere felici con le condizioni che si presentano? 
Sì e no. Le influenze ambientali ci condizionano e determinano quanto sia facile essere felici in un contesto. Se le condizioni sono avverse, la felicità è più difficile. E voglio anche dire che sono stanco della retorica per cui la felicità più difficile è più preziosa. I ragazzi non devono “sopravvivere” alla formazione e alla gavetta, devono arrivare sereni alla meta.
E per chi rimane? Che consiglio si può dare?
Anzitutto, cercare di capire cosa si è bravi a fare e cosa si fa con relativa facilità. Anche questo aspetto è importante. Poi serve fare chiarezza: se io non so dove voglio andare, non riuscirò a trovare il mio traguardo. E poi, non avere paura del lavoro, di iniziare. Molti sono così scoraggiati da non cercare più attivamente lavoro. In questi casi, chiedete aiuto, non ve ne vergognate, non siete cattivi o stupidi: stiamo vivendo una serie di crisi senza precedenti, è normale essere impauriti ma non va bene restare bloccati.
E per fare un colloquio? Che consiglio puoi dare?
E allora, quando dovete fare un colloquio, e sentite crescere l’ansia, fate “self-talk”. È la prima cosa da fare generalmente quando si sente l’ansia che cresce. Respirate e fatevi una domanda essenziale per la propria salute mentale. “Come sto?” la risposta a questa domanda non vi deve spaventare, ma potete cominciare a capire che potete dialogare con voi stessi. E quindi, anche con gli altri.

Dott. Elpidio Cecere  –   Bio                                                                                                                                                                                                                                                      Direttore scientifico presso Therapy Center – Centro di Psicologia , Psicoterapia, Medicina e Formazione

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